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Carlo Leva  -   note biografiche

 

A 19 anni ho conosciuto Jean Gabin e Isa Miranda, sbarcati a Genova per girare Le mura di Malapaga (Francia/Italia, 1962, b/n) con la regia di Rene Clément. Non potevo certo perdere un'occasione così ghiotta e... una spinta di qua, l'altra di là, eccomi nello staff degli assistenti volontari che potevano curiosare senza troppi controlli sul set e... sognare" Carlo Leva, alessandrino di Bergamasco, il più giovane tra i fondatori del mitico FILM CLUB GENOVESE, entra così nel mondo del cinema ed inizia la sua brillante carriera di scenografo e costumista "In realtà, devo tutto alla Rai.. e per un cinematografaro come me, ammetterlo non è facile!" Proprio la Rai, infatti, indice, in quegli anni quasi pionieristici, un concorso per giovani collaboratori e offre 3 borse di studio ai concorrenti non residenti in Roma. Una di queste viene consegnata proprio a Carlo Leva durante la trasmissione televisiva ANCHE OGGI È DOMENICA presentata da una debuttante doc, Nicoletta Orsomando.

 

I corsi, 5 anni di studio davvero molto impegnativi, affidati a docenti dell'Accademia di Belle Arti e della Facoltà d’Architettura, trattano di scenografia, costume, arredamento, critica estetica, tecnica pubblicitaria ma soprattutto di scienza delle costruzioni applicata a problemi cinematografici e teatrali, A Roma, Carlo Leva, ancora studente, si butta a capofitto nel mondo del lavoro, con quell’incoscienza che solo i veri artisti sanno contrabbandare per creatività.

"Incontrai per caso Piero Gabrielli, il proprietario delle 'Grotte del piccione', uno dei night-club più famosi della capitale, dove quasi ogni sera il grande Buscaglione incantava tutti con il suo incontenibile swing. Piero vide qualche mio disegno e mi affidò la ristrutturazione del locale: dipinsi le pareti con scene tratte da affreschi quattrocenteschi, reinterpretati a mio gusto. Piacquero molto e mi aiutarono a trovare altri lavori: il Rancho Grande, la Nave di Fregene, O'Sarracino di Ischia. Davvero un bei periodo, di grandi entusiasmi e follie da dolce vita... in attesa di ritagliarmi un piccolissimo spazio come apprendista nel mondo del cinema. "A Roma, Carlo Leva frequenta, infatti, anche il CENTRO SPERIMENTALE DI CINEMATOGRAFIA e nel '59 ha già al suo attivo la partecipazione ad una decina di film come volontario secondo aiuto scenografo. Anche se il cammino pareva lunghissimo, il primo passo era fatto. Nel 1960 accade tutto: Leva firma i suoi primi lavori da protagonista, una serie di caroselli pubblicitari con Rina Morelli e Paolo Stoppa e la regia di Luigi Vanzi assunto dalla TITANUS (in 4 anni sarà titolare del reparto scenografia), diventa aiuto di Gino Brosio, grande scenografo torinese e lo segue nel deserto del Marocco per le riprese di Sodoma e Gomorra (USA/Italia, 1962, col), diretto da Robert Aldrich. Sul set collabora con la seconda unità di ripresa guidata da SERGIO LEONE, in quei tempi giovane regista specializzato in sequenze d’azione e di battaglie Tra Sergio Leone e Carlo Leva nasce un bel rapporto d’amicizia e collaborazione che si concretizza in film di grande successo: Per un pugno di dollari (Italia/Spagna, 1964, col), Per qualche dollaro in più (Italia/Spagna, 1965, col), II buono, il brutto, il cattivo (Italia, 1966, col), e C'era una volta il west (Italia, 1968, col). I ricordi sono tantissimi, vere chicche per amatori: "Clint Eastwood? L'ho visto nascere... e diventare un killer silenzioso e senza sorriso... per il buono, il brutto e il cattivo, Carlo Simi, il nostro grande maestro, mi disse di cercare un posto adatto per la scena finale, ambientata in un cimitero di guerra. Eravamo in Spagna. Nei pressi di Burgos scoprii un piccolo altopiano messo a pascolo per il bestiame di un paesino. Parlai con il Sindaco, lo convinsi a spostare la mandria per lasciarci fare le riprese, con la promessa di restituire tutto cosi come l'avevamo trovato, erba compresa! Con l'aiuto dei soldati del Genio Spagnolo ed una ruspa preparai il terreno per ospitare 8000 tombe, fatte della stessa terra del posto, mista a paglia e segatura. I tumuli li costruimmo ad uno ad uno utilizzando una bara vuota, come fanno i bambini con le formine sulla spiaggia. Sergio Leone fu entusiasta del nostro "macabro lavoro"... ma c'è di più: ad un certo punto del film, si doveva aprire una bara e al posto dei dollari venir fuori lo scheletro di un soldato. Sergio mi guardò dritto negli occhi ed io capii subito tutto: voleva uno scheletro vero, l'unico a poter reggere l'inquadratura di primo piano come da story board. Abbiamo iniziato le ricerche fino a che un nostro "informatore" ci diede un certo indirizzo di Madrid dove, non sto scherzando, era possibile trovare uno scheletro vero in affitto. Siamo andati all'appuntamento e quello che abbiamo scoperto era ancor più incredibile: lo scheletro in questione apparteneva ad una donna, un’attrice morta parecchi anni prima, che aveva lasciato in eredità alla figlia... la possibilità di utilizzare le sue ossa per il cinema. In questo modo lei avrebbe continuato a recitare, la figlia a raggranellare qualche pesetas". Nel 1963, Carlo Leva collabora a Mare matto (Italia/Francia, b/n) di Renato Castellani, nel 1964 ad Amore mio (Italia, h/n) di Raffaello Matarazzo.

Un sodalizio altrettanto ricco di buoni frutti è quello tra Carlo Leva ed Enzo Muzii, scrittore e regista: Come l'amore (Italia, 1968, b/n, orso d'argento al Festival di Berlino) con Anna Maria Guarneri e Alfred Lynch e Una macchina rosa (Italia, 1970, col) con Giannini, Orchidea De Santis, Leopoldo Trieste e la Moriconi sono tra i loro lavori più riusciti, così come la grande opera televisiva Le radici della mafia, tratta da racconti di Leonardo Sciascia, prodotta da RaiUno e distribuita in tutto il mondo. Anche in questo caso, grandissimi attori nel cast: James Mason, Mel Ferrer, Joseph Cotten, Lee G. Coob, Tony Musante, Kataryn Ross, Trevor Haward, Valerla Moriconi, Amedeo Nazzari e Giancarlo Sbragia.

Nella sua brillante carriera, Carlo Leva firma oltre 120 lavori tra film e sceneggiati televisivi. È lui, ad esempio, l'artefice, con altri otto colleghi, degli affreschi michelangioleschi della Cappella Sistina realizzati per II tormento e l'estasi (Gran Bretagna, 1965, col) con Charlton Eston e Rex Arrison. Sue le scenografie dei due episodi firmati da Federico Fellini e Louis Malie per Tre passi nel delirio (Italia/Francia, 1967, col), quelle de La ragazza di nome Giulio (Italia, 1970) di Tonino Valeri e de II gatto a nove code (Italia/Francia/Rft, 1971, col) di Dario Argento.

Leva è sul set con Alberto Bevilacqua per Questa specie d'amore (Italia, 1972, col) con Ugo Tognazzi e Jean Seberg; nel 1978 collabora con Jean-Pierre Mocky per II testimone (Francia/Italia, col) con Sordi e Noiret; lavora a Maria Zef (Italia, 1981, col) di Vittorio Cottafavi e nel 1985 a II mistero di Bellavista (Italia, col) di Luciano De Crescenze.

"Fellini era un perfezionista quasi maniacale: un bei giorno, siamo nel 1972, se ne venne fuori con un'esigenza particolarissima, un mosaico... per chiudere in dissolvenza una scena di Roma, il grande film con la Magnani, Sordi e Mastroianni... un mosaico di quelli che si vedono a Pompei. Il capo scenografo era Danilo Donati, un grandissimo. Io, uno degli aiuti. Tutto si è risolto in una notte con... le famose caramelle charms. Ne abbiamo comprato qualche migliaio, in tutti i bar di Roma e sfruttando la loro forma e il loro colore, in una notte abbiamo costruito un'opera d'arte... cosi dolce da fare intenerire anche il grande Federico. Scherzi a parte, questi piccoli colpi di genialità hanno sicuramente concorso negli anni a rendere mitico il cinema italiano nel mondo, soprattutto in America, dove siamo letteralmente invidiati per la nostra capacità di risolvere rapidamente ogni problema che si viene a creare sul set. Peccato che in Italia si conoscono solo gli attori, al massimo il regista di un film, ma difficilmente si leggono i nomi che sfilano nei titoli di coda e che sono la base senza la quale nessun film potrebbe essere realizzato…. il costumista, lo scenografo, i cameraman, il fotografo di scena, l'elettricista, il falegname, la truccatrice, fino all'ultimo degli attrezzisti... tutti grandi "artigiani" che, come me, lavorano nella fabbrica dei sogni".

Dopo tanto viaggiare, oggi, Carlo Leva vive, insieme all'amatissima moglie Maria Teresa, nel suo castello di Bergamasco, a pochi chilometri da Alessandria, diventato negli anni una sorta di museo del cinema. Se Vi capita di passare da quelle parti, provate a vedere se è in casa...