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Carlo Leva 50 anni di cinema

 

La filmografia di Carlo Leva (su Internet movie database)

 

Lucia Roggero - Carlo Leva Sce- nografo, appunti per un docume- ntario

 

Riviste di cinema online

Database cinematografici:

Chi è Carlo Leva

Nel 1930 a Bergamasco nasce Carlo Leva.

Fino ai diciannove anni vive a Genova ( Anche nel periodo della Seconda Guerra Mondiale) frequenta dapprima una scuola ad indirizzo tecnico per la quale non si sente particolarmente portato. Decide quindi di iscriversi al Liceo Artistico: da qui partono i suoi disegni per numerose testate di
giornali locali e nazionali, segno di una prima collaborazione con il giornalismo umoristico.
La sua passione però è il cinema e, sebbene giovanissimo, è tra i fondatori del "Film Club Genovese".

Neanche ventenne è assistente volontario nelle riprese de "Le mura di Malapaga" (Au-delà des grilles),film girato nella stessa Genova. Protagonisti Isa Miranda e Jean Gabin. Regia Rene Clement. E' la folgorazione del sogno della sua vita: fare cinema. Quella prima esperienza gli chiarisce per sempre che vorrà lavorare come scenografo, che dovrà farsi strada nell'industria cinematografica.

Intanto la RAT TV, al suo esordio, indice un concorso per la formazione di giovani collaboratori e offre tre borse di studio ai partecipanti che non hanno residenza a Roma. L'Accademia di Belle Arti affianca questi corsi (della durata di cinque anni) e l'Ente Nazionale Lavoratori del Commercio li sponsorizza. E' prevista la docenza di emeriti dell'Accademia e della Facoltà di Architettura.

Carlo Leva ottiene una delle borse di studio che gli viene consegnata in occasione della trasmissione televisiva "Anche oggi è domenica" presentata da Nicoletta Orsomando.

Studente di architettura con illustri professori quali Acerbo, Brini, Cambellotti, Lombardi, Ometti, applica Scienza delle Costruzioni a problemi cine-teatrali; approfondisce scenografia, costume, arredamento, tecnica pubblicitaria e critica estetica. In quel periodo, sempre a Roma, entra già nel mondo del lavoro progettando le scenografie di ritrovi di tendenza, famosi nel periodo della Dolce Vita: le Grotte del Piccione, El Rancio Grande, II Brodway Club, La nave di Fregene.

 

La sua progettazione va avanti fervida e di successo in tutta Italia: dal Piemonte alla Lombardia da Ischia alla Puglia; il giovane Leva firma intemi di locali pubblici, case private, negozi.

Non smette mai di studiare e di carpire ogni prezioso spunto per la sua formazione. Frequenta così a Roma il Centro Sperimentale di cinematografia. Alla fine degli anni cinquanta il "volontario secondo aiuto scenografo" ha già collaborato ad una decina di fìlms.

 

Dal 1960 il salto è più alto: proposte cospicue di cinema, caroselli pubblicitari con la regia di Luigi Vanzi e protagonisti Lina Morelli e Paolo Stoppa. Il lavoro si svolge principalmente negli stabilimenti Titanus, presso la Farnesina. Qui viene assunto come aiuto dallo scenografo torinese Gino Brosio per la realizzazione di un film da realizzarsi nel deserto del Marocco con la direziono di Robert Aldrich. Si tratta di "Sodoma e Gomorra". A capo della seconda troupe di ripresa vi è un giovane regista, Sergio Leone, che da poco aveva concluso le riprese di "Quo vadis?" e "Ben Hur". E' la nascita di un grande sodalizio tra il famoso autore del Western all'italiana e Carlo Leva, che produrrà films come "Per un pugno di dollari", "Per qualche dollaro in più", "II buono, il brutto e il cattivo" e l'indimenticabile "C'era una volta il West".

 

Una grande amicizia ed un forte impegno culturale lega Carlo Leva anche al regista e scrittore Enzo Muzii. Nascono scenografìe per "Una macchina rosa", "Come l'amore" (Orso d'Argento al Festival di Berlino, 1968) e per opere televisive come "Le radici della mafia", colossal in cinque films proposto da RAI 1, tratto da Leonardo Sciascia e che vanta attori d'eccezione: James Mason, Josephef Cotten, Mel Ferrer, Lee G. Coob, Kataryn Ross, Trevor Haward, Tony Musante e ancora Valerla Moriconi, Amedeo Nazzari, Giancarlo Sbargia, Paolo Bonacelli.

Leva gira sempre con Muzii altri films tratti dalla letteratura: "Signorina Helse" di Schnitzier e "Fosca" di Igino Ugo Tarchetti.


Come titolare del reparto sce
nografia della Titanus, dai primi anni sessanta gira oltre centoventi tra pellicole e sceneggiati televisivi Viaggia in tutta Italia, lugoslavia, Spaglia, Grecia, Libia, Stati Uniti, America Latina, Russia e Mongolia.

In quegli anni collabora con innumerevoli registi, quali" Jean Dellannoy, Gianni Puccini, Primo Zelio, Giorgio Bianchi, King Vidor, Renato Castellani, Raffaele Matarazzo, Carol Reed, Riccardo Preda, Ettore Maria Fizzarotti, Stelvio Massi, Tonino Valerii, Sergio Sollima, Fedenco Fellini, Louis Malle, Oscar Rudolph, Dario Argento, Masimo Franciosa, Alberto Bevilacqua, Antonello Rondi, Umberto Lenzi, Giuliano Camimeo, Giovanni Fago, Robert Mazojer, Domenico Paolella, Robert Pouret, Jean Pierre Mouqui, Jorke Grau, Luciano Salce, Vittorio Cottafavi, Leonardo Cortese, Daniele Lanza, Dino Risi, Furio Angiolella, Claude Muller, Sergio Genni, Enzo Milioni, Luciano Decrescenzo, Gianfranco Mingozzi, Florestano Vancini, Claude Chabrol, Pierre de Moro, Terence Hill, Aldo Lado, Ken Annakin, Antonio Margheriti, Emanuel Glisenti.

 

Carlo Leva artista come pittore e come grafico, espone in Piemonte, Lombardia, Lazio e Campania.

Nel 1984 è nominato Cavaliere della Repubblica.

Nel 1985/86 è a Santo Domingo per girare "Brothers in blood", incentrato sulla guerra del Vietnam: le giungle domenicane, così simili a quelle vietnamite, sono lo scenario ideale e meno pericoloso.

Dopo il suo soggiorno di un anno (1990) a Santa Fé, è nominato cittadino del Nuovo Messico dal sindaco di quella città

Nel 1994, nel Kirghizistan indiano, al confine con la Repubblica Popolare Cinese (a un'ora di volo da Kabul), lavora su commissione statunitense per un film su Gengis Kan sarà un colossal.

Negli anni successivi, Carlo Leva sviluppa un'idea dell'alessandrino Romano Anfossi, progettando con l'architetto G Franco Calorio e l'ingegnere Piero Ferralasco una grande città con commistione di cultura, sport e divertimenti immaginata nei pressi del luogo della battaglia di Marengo: lavoro fino ad ora non realizzato.

 

Ora si sta dedicando alla realizzazione di un film che verrà girato prossimamente in Piemonte.
Ulisse contemporaneo, Carlo Leva è tornato alla sua Itaca, Bergamasco dove attualmente vive nel castello - museo del cinema di sua proprietà, accanto alla moglie Maria Teresa, in piena armonia con la terra che gli ha dato i natali.

 

Una vita per il cinema

di Giuliana Vignale


<<Clint Eastwood? L'ho visto nascere>>. Non proprio lui, ovviamente ma il killer silenzioso e senza sorriso di "Per un pugno di dollari". Così come ho visto... la visionaria dolcezza di Fellini.

 

Sfogliare la memoria di Carlo Leva è come ripercorrere, fra ironia e nostalgia, quarant'anni di storia del cinema. Architetto, designer ma soprattutto scenografo, ama definirsi "cinematografaro" il romanesco del resto, era adottato come lingua ufficiale da coloro che, arrivati a Cinecitta da tutta Italia, entravano negli ingranaggi della grande fabbrica di illusioni.

 

Il tono, la cadenza un po' sfacciata ma simpatica del dialetto romano accompagnano il racconto della sua vita di piemontese sempre in viaggio. Perché fare cinema significa vivere con la valigia pronta. E Carlo di valigie ne ha fatte e disfatte molte nel corso d'una lunga carriera che lo ha visto lavorare a ben 144 film. Un piemontese atipico, per certi versi. Nasce a Bergamasco nell'Alessandrino ma cresce a Genova che abbandona

per Roma, con in tasca una borsa di studio per la scuola di scenografia.

 

La capitale degli anni Cinquanta, una Mecca del cinema in sedicesimo, e nei night, personaggi, fatti e fattacci della dolce vita. Carlo studente giovane ma già abile e creativo disegnatore, ha modo di fare esperienza lavorando per alcuni dei locali notturni più in voga. <<Incontrai per caso Piero Gabrielli, il proprietario delle 'Grotte del piccione', che allora facevano tendenza. Vide qualche mio lavoro e durante le prime vacanze estive romane, mi affidò il restyling del locale. Dipinsi le pareti con scene tratte da affreschi quattrocenteschi, che rielaboravo a mio gusto. Piacque molto, credo sia tuttora così, e mi permise di lavorare per altri night-club: il Rancho Grande, la Nave di Fregene, O'Sarracino di Ischia, in attesa di ritagliarmi un piccolissimo spazio come apprendista nel mondo del cinema. Di film ne ho fatti tanti, anche i cosiddetti film di "serie B". Non me ne vergogno, tutto è servito per acquisire esperienza>>.

 

Serie B in verità assai poca. Soprattutto grandi produzioni, grandi film Italiani e stranieri. E' lui l'artefice, insieme con altri otto colleghi, degli affreschi michelangioleschi della Cappella Sistina realizzati per "il tormento e l'estasi" con Charlton Eston e Rex Arrison. Sue le scenografie di "Il gatto a nove code" di Dario Argento, dei due episodi firmati da Federico Fellini e Louis Malle per "Tre passi nel delirio". Per i film di Sergio Leone (Per qualche dollaro in Più, Il buono il brutto e il cattivo e C'era una volta il west)precisa che il primo scenografo era Carlo Simi, suo maestro insieme con il Torinese Gino Brosio, e a loro è legato da stima grata e affettuosa.

 

E ancora "Il testimone" con Sordi e Noiret, ....E la vita continua di Risi, Il mistero di Bellavista di De Crescenzo, Maux Croisés di Chabrol... Un curriculum di prestigio, una vita dedicata a "costruire" film. E tuttavia Carlo Leva è sconosciuto al grande pubblico del cinema.

 

<<Il fatto è>>, spiega, <<che gli spettatori ricordano gli interpreti del film, il regista e non prestano attenzione q quei nomi che sfilano numerosi nei titoli di coda e che sono la base indispensabile e importantissima senza la quale nessun film potrebbe essere realizzato. Proprio grazie   a quei tanti "sconosciuti" un film talvolta riesce meglio di un altro. Il costumista. i cameraman, il fotografo di scena, l'elettricista, il falegname, la truccatrice, l'ultimo degli attrezzisti, sono come gli strumenti di un'orchestra: Senza di loro no farebbe musica neppure il miglior direttore del mondo.

 

Un aneddoto singolare:; per "Il buono il brutto il cattivo" Carlo Simi mi disse di cercare un posto adatto dove girare la scena finale, ambientata in un cimitero di guerra, e ovviamente di prepararla secondo un bozzetto che avevo disegnato in precedenza. Eravamo in Spagna. Nei pressi di Burgos scoprii un breve altopiano messo a pascolo per il bestiame di un paesino. Parlai con il Sindaco. lo convinsi a spostare la mandria e a lasciarci utilizzare l'altopiano per le riprese, con la promessa di "restituirlo" com'era quando l'avevo visto. Con l'aiuto dei soldati del genio Spagnolo ed una ruspa preparai il terreno per ospitare 8000 tombe, fatte della stessa terra del posto, mista a paglia e segatura. E i tumuli li costruimmo ad uno ad uno utilizzando una bara vuota come fanno i bambini con le formine sulla spiaggia. La scena l'han vista tutti, Sergio Leone fu entusiasta del nostro "macabro lavoro".

 

Incontri, vicende, episodi: un film di film che Carlo rivede con nostalgia affettuosa. Un uomo soddisfatto. pur con qualche rimpianto, di certo non appagato. Alla mia età sento di poter dare ancora molto al cinema. E fra i rimpianti il non aver accettato molti anni fà, di vivere e lavorare a Hollywood. Ho scelto di restare in Italia per timore di spezzare i legami famigliari e forse, in questo ho rivelato le mie origini subalpine. I Piemontesi sono notoriamente meno inclini di altri ad allontanarsi definitivamente dalla loro terra. Amo molto il Piemonte, è sempre stato il luogo del ritorno e del riposo tra un set e l'altro. Ma sento un po' di amarezza nel constatare che Torino, spesso pronta a vantare e rimpiangere allo stesso tempo il titolo di "prima capitale del cinema" non mi ha dedicato uno spazio, anche piccolo nell'ambito del Museo Nazionale. Altro motivo di tristezza, per Carlo Leva  l'esser stato testimone in tutti questi anni, di un vero e proprio scempio delle scenografie che a Cinecitta sono state costruite, utilizzate e puntualmente distrutte al termine della lavorazione dei film. La Rimini di Amarcord o la Via Veneto che Fellini volle per "La dolce vita" no esistono più. Brani di storia di un grande Cinema italiano. Scenografie che avrebbero potuto anche essere riutilizzate e che sopravvivono soltanto nella memoria di chi le ha create e nella pellicola cinematografica. Io ho cercato di documentare fotograficamente l'esistenza di questo piccolo patrimonio e di conservare, quando è stato possibile, alcuni oggetti usati nei film ai quali ho lavorato o che ho visto girare. Tutte queste testimonianze sono allineate con amore nella sua casa di Bergamasco, una sorta di piccolo museo di storia del cinema.