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Per ulteriori informazioni
La filmografia di Carlo Leva (su Internet movie database)
Lucia Roggero - Carlo Leva Sce- nografo, appunti per un docume- ntario
Riviste di cinema online
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Chi è Carlo Leva
Nel
Fino ai diciannove anni vive
a Genova ( Anche nel periodo della Seconda Guerra Mondiale) frequenta
dapprima una scuola ad indirizzo tecnico per la quale non si sente
particolarmente portato. Decide quindi di iscriversi al Liceo Artistico:
da qui partono i suoi disegni per numerose testate di Neanche ventenne è assistente volontario nelle riprese de "Le mura di Malapaga" (Au-delà des grilles),film girato nella stessa Genova. Protagonisti Isa Miranda e Jean Gabin. Regia Rene Clement. E' la folgorazione del sogno della sua vita: fare cinema. Quella prima esperienza gli chiarisce per sempre che vorrà lavorare come scenografo, che dovrà farsi strada nell'industria cinematografica.
Intanto la RAT TV, al suo
esordio, indice un concorso per la formazione di giovani collaboratori e
offre tre borse di studio ai partecipanti che non hanno residenz Carlo Leva ottiene una delle borse di studio che gli viene consegnata in occasione della trasmissione televisiva "Anche oggi è domenica" presentata da Nicoletta Orsomando. Studente di architettura con illustri professori quali Acerbo, Brini, Cambellotti, Lombardi, Ometti, applica Scienza delle Costruzioni a problemi cine-teatrali; approfondisce scenografia, costume, arredamento, tecnica pubblicitaria e critica estetica. In quel periodo, sempre a Roma, entra già nel mondo del lavoro progettando le scenografie di ritrovi di tendenza, famosi nel periodo della Dolce Vita: le Grotte del Piccione, El Rancio Grande, II Brodway Club, La nave di Fregene.
La sua progettazione va avanti fervida e di successo in tutta Italia: dal Piemonte alla Lombardia da Ischia alla Puglia; il giovane Leva firma intemi di locali pubblici, case private, negozi. Non smette mai di studiare e di carpire ogni prezioso spunto per la sua formazione. Frequenta così a Roma il Centro Sperimentale di cinematografia. Alla fine degli anni cinquanta il "volontario secondo aiuto scenografo" ha già collaborato ad una decina di fìlms.
Dal
Una grande amicizia ed un
forte impegno culturale lega Carlo Leva anche al regista e scrittore
Enzo Muzii. Nascono scenografìe per "Una macchina rosa", "Come l'amore"
(Orso d'Argento al Festival di Berlino,
Leva gira sempre con Muzii altri films tratti dalla letteratura: "Signorina Helse" di Schnitzier e "Fosca" di Igino Ugo Tarchetti.
In quegli anni collabora con innumerevoli registi, quali" Jean Dellannoy, Gianni Puccini, Primo Zelio, Giorgio Bianchi, King Vidor, Renato Castellani, Raffaele Matarazzo, Carol Reed, Riccardo Preda, Ettore Maria Fizzarotti, Stelvio Massi, Tonino Valerii, Sergio Sollima, Fedenco Fellini, Louis Malle, Oscar Rudolph, Dario Argento, Masimo Franciosa, Alberto Bevilacqua, Antonello Rondi, Umberto Lenzi, Giuliano Camimeo, Giovanni Fago, Robert Mazojer, Domenico Paolella, Robert Pouret, Jean Pierre Mouqui, Jorke Grau, Luciano Salce, Vittorio Cottafavi, Leonardo Cortese, Daniele Lanza, Dino Risi, Furio Angiolella, Claude Muller, Sergio Genni, Enzo Milioni, Luciano Decrescenzo, Gianfranco Mingozzi, Florestano Vancini, Claude Chabrol, Pierre de Moro, Terence Hill, Aldo Lado, Ken Annakin, Antonio Margheriti, Emanuel Glisenti.
Carlo Leva artista come pittore e come grafico, espone in Piemonte, Lombardia, Lazio e Campania.
Nel
Nel
Dopo il suo soggiorno di un
anno (
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Negli anni successivi, Carlo Leva sviluppa un'idea dell'alessandrino Romano Anfossi, progettando con l'architetto G Franco Calorio e l'ingegnere Piero Ferralasco una grande città con commistione di cultura, sport e divertimenti immaginata nei pressi del luogo della battaglia di Marengo: lavoro fino ad ora non realizzato.
Ora si sta dedicando alla
realizzazione di un film che verrà girato prossimamente in Piemonte.
Una vita per il cinema di Giuliana Vignale <<Clint Eastwood? L'ho visto nascere>>. Non proprio lui, ovviamente ma il killer silenzioso e senza sorriso di "Per un pugno di dollari". Così come ho visto... la visionaria dolcezza di Fellini.
Sfogliare la memoria di Carlo Leva è come ripercorrere, fra ironia e nostalgia, quarant'anni di storia del cinema. Architetto, designer ma soprattutto scenografo, ama definirsi "cinematografaro" il romanesco del resto, era adottato come lingua ufficiale da coloro che, arrivati a Cinecitta da tutta Italia, entravano negli ingranaggi della grande fabbrica di illusioni.
Il tono, la cadenza un po' sfacciata ma simpatica del dialetto romano accompagnano il racconto della sua vita di piemontese sempre in viaggio. Perché fare cinema significa vivere con la valigia pronta. E Carlo di valigie ne ha fatte e disfatte molte nel corso d'una lunga carriera che lo ha visto lavorare a ben 144 film. Un piemontese atipico, per certi versi. Nasce a Bergamasco nell'Alessandrino ma cresce a Genova che abbandona per Roma, con in tasca una borsa di studio per la scuola di scenografia.
La capitale degli anni Cinquanta, una Mecca del cinema in sedicesimo, e nei night, personaggi, fatti e fattacci della dolce vita. Carlo studente giovane ma già abile e creativo disegnatore, ha modo di fare esperienza lavorando per alcuni dei locali notturni più in voga. <<Incontrai per caso Piero Gabrielli, il proprietario delle 'Grotte del piccione', che allora facevano tendenza. Vide qualche mio lavoro e durante le prime vacanze estive romane, mi affidò il restyling del locale. Dipinsi le pareti con scene tratte da affreschi quattrocenteschi, che rielaboravo a mio gusto. Piacque molto, credo sia tuttora così, e mi permise di lavorare per altri night-club: il Rancho Grande, la Nave di Fregene, O'Sarracino di Ischia, in attesa di ritagliarmi un piccolissimo spazio come apprendista nel mondo del cinema. Di film ne ho fatti tanti, anche i cosiddetti film di "serie B". Non me ne vergogno, tutto è servito per acquisire esperienza>>.
Serie B in verità assai poca. Soprattutto grandi produzioni, grandi film Italiani e stranieri. E' lui l'artefice, insieme con altri otto colleghi, degli affreschi michelangioleschi della Cappella Sistina realizzati per "il tormento e l'estasi" con Charlton Eston e Rex Arrison. Sue le scenografie di "Il gatto a nove code" di Dario Argento, dei due episodi firmati da Federico Fellini e Louis Malle per "Tre passi nel delirio". Per i film di Sergio Leone (Per qualche dollaro in Più, Il buono il brutto e il cattivo e C'era una volta il west)precisa che il primo scenografo era Carlo Simi, suo maestro insieme con il Torinese Gino Brosio, e a loro è legato da stima grata e affettuosa.
E ancora "Il testimone" con Sordi e Noiret, ....E la vita continua di Risi, Il mistero di Bellavista di De Crescenzo, Maux Croisés di Chabrol... Un curriculum di prestigio, una vita dedicata a "costruire" film. E tuttavia Carlo Leva è sconosciuto al grande pubblico del cinema.
<<Il fatto è>>, spiega, <<che gli spettatori ricordano gli interpreti del film, il regista e non prestano attenzione q quei nomi che sfilano numerosi nei titoli di coda e che sono la base indispensabile e importantissima senza la quale nessun film potrebbe essere realizzato. Proprio grazie a quei tanti "sconosciuti" un film talvolta riesce meglio di un altro. Il costumista. i cameraman, il fotografo di scena, l'elettricista, il falegname, la truccatrice, l'ultimo degli attrezzisti, sono come gli strumenti di un'orchestra: Senza di loro no farebbe musica neppure il miglior direttore del mondo.
Un aneddoto singolare:; per "Il buono il brutto il cattivo" Carlo Simi mi disse di cercare un posto adatto dove girare la scena finale, ambientata in un cimitero di guerra, e ovviamente di prepararla secondo un bozzetto che avevo disegnato in precedenza. Eravamo in Spagna. Nei pressi di Burgos scoprii un breve altopiano messo a pascolo per il bestiame di un paesino. Parlai con il Sindaco. lo convinsi a spostare la mandria e a lasciarci utilizzare l'altopiano per le riprese, con la promessa di "restituirlo" com'era quando l'avevo visto. Con l'aiuto dei soldati del genio Spagnolo ed una ruspa preparai il terreno per ospitare 8000 tombe, fatte della stessa terra del posto, mista a paglia e segatura. E i tumuli li costruimmo ad uno ad uno utilizzando una bara vuota come fanno i bambini con le formine sulla spiaggia. La scena l'han vista tutti, Sergio Leone fu entusiasta del nostro "macabro lavoro".
Incontri, vicende, episodi: un film di film che Carlo rivede con nostalgia affettuosa. Un uomo soddisfatto. pur con qualche rimpianto, di certo non appagato. Alla mia età sento di poter dare ancora molto al cinema. E fra i rimpianti il non aver accettato molti anni fà, di vivere e lavorare a Hollywood. Ho scelto di restare in Italia per timore di spezzare i legami famigliari e forse, in questo ho rivelato le mie origini subalpine. I Piemontesi sono notoriamente meno inclini di altri ad allontanarsi definitivamente dalla loro terra. Amo molto il Piemonte, è sempre stato il luogo del ritorno e del riposo tra un set e l'altro. Ma sento un po' di amarezza nel constatare che Torino, spesso pronta a vantare e rimpiangere allo stesso tempo il titolo di "prima capitale del cinema" non mi ha dedicato uno spazio, anche piccolo nell'ambito del Museo Nazionale. Altro motivo di tristezza, per Carlo Leva l'esser stato testimone in tutti questi anni, di un vero e proprio scempio delle scenografie che a Cinecitta sono state costruite, utilizzate e puntualmente distrutte al termine della lavorazione dei film. La Rimini di Amarcord o la Via Veneto che Fellini volle per "La dolce vita" no esistono più. Brani di storia di un grande Cinema italiano. Scenografie che avrebbero potuto anche essere riutilizzate e che sopravvivono soltanto nella memoria di chi le ha create e nella pellicola cinematografica. Io ho cercato di documentare fotograficamente l'esistenza di questo piccolo patrimonio e di conservare, quando è stato possibile, alcuni oggetti usati nei film ai quali ho lavorato o che ho visto girare. Tutte queste testimonianze sono allineate con amore nella sua casa di Bergamasco, una sorta di piccolo museo di storia del cinema. |